Trento-Rovereto: le nuove società per acqua e rifiuti con deficit di trasparenza e controllo del territorio

Rovereto, 14 febbraio 2012


Sembra ormai probabile che l’esito del referendum pro acqua-pubblica in Trentino produrrà l’effetto dello scorporo del ramo acquedotti dalla società mista pubblico/privata Dolomiti Energia, per affidare la gestione dell’acqua di Trento e Rovereto ad una nuova SpA in-house tutta in mano pubblica, anche se di diritto privato.

Non sottovalutiamo il passo indietro, rispetto al livello precedente di privatizzazione dell’acqua, che questa soluzione comporterebbe. Qui da noi il famoso il Decreto Ronchi, per intenderci quello cassato dai cittadini con il referendum, era già stato applicato (infatti la presenza dei privati in DE è circa del 40%, ovvero è quasi al livello che imponeva quel decreto).

Quindi una società senza privati dentro è indubbiamente un passo indietro sulla via della privatizzazione, e soprattutto dovrebbe bloccare quella direzione di marcia verso la quotazione in borsa (con conseguente presa di possesso del servizio da parte della speculazione finanziaria) che sta invece scritta come meta finale negli atti costitutivi di DE.

Ma crediamo che questo non cambierebbe i problemi di governance. Dellai ci ha infatti abituato ad un governo della provincia basato sulla sistematica sottrazione al vaglio dei nostri rappresentanti in consiglio provinciale di interi settori di quella che dovrebbe essere la politica economica della provincia, per affidare le relative politiche (del patrimonio, del sostegno alle imprese, dell’informatizzazione, dei servizi ecc.) ad apposite società partecipate, i cui affari passano al vaglio della politica quasi solo al momento della votazione dei trasferimenti contenuti nel bilancio provinciale, andando avanti per il resto di routine, con una governance affidata alle telefonate fra presidente della giunta e i suoi uomini piazzati a capo delle società.

Mentre invece diverso sarebbe stato puntare ad uno scorporo di questa governance, ricalibrandola ad un livello politico più di base, più sul territorio, per esempio centrandola sulle Comunità di Valle, come aveva proposto in dicembre un documento dei sindaci lagarini. Magari mantenendo poi anche un livello “tecnico” comune fra le varie Comunità di Valle, per ammortizzare meglio i costi.

Ma è scesa in campo la giunta provinciale a spingere per la soluzione di un’unica società centralizzata. Un curioso caso di incoerenza da parte della giunta, che da una parte difende le Comunità di Valle dall’attacco della Lega, e dall’altra le svuota di un ruolo - quello della gestione associata dei servizi - che è indicato come centrale nella legge. Noi crediamo che se alla fine quello che ne verrà fuori sarà davvero una grossa in-house, sarebbe necessario pensare di metterci dentro – nello spirito del referendum – nuovi meccanismi di trasparenza, controllo e partecipazione.

Ma il vero punto critico della scelta che pare stia passando, a noi sembra quello dei rifiuti. Se c’era una cosa positiva nell’idea iniziale di un’unica società pubblica per la gestione dell’acqua e dei rifiuti fra Trento e Rovereto, era quella della gestione comune – pubblica – anche dei rifiuti. L’acqua in qualche modo è protetta dal referendum appena effettuato, ma i rifiuti no.

L’opzione che invece – alla fine - pare stia venendo avanti è quella di raccogliere sì insieme i rifiuti fra Trento e Rovereto, ma costituendo per i rifiuti una società a parte, diversa da quella tutta pubblica dell’acqua: per i rifiuti la si vorrebbe “mista”, con dentro privati. Attualmente la raccolta dei rifiuti la fa DE, che è già una società mista, pubblico/privata.

Che senso ha fare un’altra società, se anche questa è “mista”? I rifiuti non possono allora restare dove sono? Sembra una scelta illogica, noi ci sentiamo puzza di bruciato … di bruciatore, diciamo di inceneritore. Non vorremmo fosse il primo passo per cominciare ad affossare la raccolta differenziata, che sta andando “troppo” bene, rischiando di far mancare all’incenerimento quote di rifiuti necessarie invece per chiudere il ciclo con buoni profitti (e così spianando la strada ad una tranquilla gestione DE dell’inceneritore, senza il conflitto di interessi fra raccolta differenziata e incenerimento).

Comitato Acqua Bene Comune della Vallagarina
c/o Centro di Educazione alla Pace – Via Vicenza, 5 di Rovereto

TRADIMENTO MONTI - di Alex Zanotelli

Era il 13 giugno , esattamente 7 mesi fa ,quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune :”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni!(Salmo,126)
E oggi,13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto..” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre.
Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai ,mai ci saremmo aspettati che un governo ,cosidetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua ,la Madre di tutta la vita sul pianeta.
E’ quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori.Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua.

Iniziando con le affermazioni di A.Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato.E C.Passera, ministro all’economia,ha affermato :”Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.” E ancora più spudoratamente il sottosegretario all’economia G.Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico.E’ il servizio di distribuzione che va liberalizzato.”E non meno clamorosa è l’affermazione del ministro dell’ambiente C.Clini:”Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso…..La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione.”

Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano il decreto del governo (che sarà votato il 19 gennaio) che all’art.20 afferma che il servizio idrico- considerato servizio di interesse economico generale- potrebbe essere gestito solo tramite gara o da società per azioni, eliminando così la gestione pubblica del servizio idrico. Per dirla ancora più semplicemente, si vuole eliminare l’esperienza che ha iniziato il Comune di Napoli che ha trasformato la società per azioni a totale capitale pubblico(ARIN ) in ABC (Acqua Bene Comune-Ente di diritto pubblico).
E’ il tradimento totale del referendum che prevedeva la gestione pubblica dell’acqua senza scopo di lucro .E’ il tradimento del governo dei professori.E’ il tradimento della democrazia.
Per i potentati economico-finanziari italiani l’acqua è un boccone troppo ghiotto da farselo sfuggire.Per le grandi multinazionali europee dell’acqua(Veolia,Suez,Coca-Cola…) che da Bruxelles spingono il governo Monti verso la privatizzazione, temono e tremano per la nostra vittoria referendaria,soprattutto il contagio in Europa.

“Un potere immorale e mafioso –ha giustamente scritto Roberto Lessio, nel suo libro All’ombra dell’acqua- si sta impossessando dell’acqua del pianeta.E’ in corso l’ultima guerra per il possesso finale dell’ultima merce:l’acqua.Per i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale.Perchè è il più disonesto, il più sporco, il più pericoloso per l’esistenza umana.”

Per questo dobbiamo reagire tutti con forza a tutti i livelli, mobilitandoci per difendere l’esito referendario, ben sapendo che è in gioco anche la nostra democrazia.
Chiediamo al più presto una mobilitazione nazionale, da tenersi a Roma perché questo governo ascolti la voce di quei milioni di italiani/e che hanno votato perché l’acqua resti pubblica .
Chiediamo altresì che il governo Monti riceva il Forum italiano dei movimenti per l’acqua,ciò che ci è stato negato finora.

Rilanciamo con forza la campagna di “obbedienza al referendum” per trasformare le Spa in Ente di diritto pubblico(disobbedendo così al governo Monti).
Sollecitiamo i Comuni a manifestare la propria disobbedienza alla privatizzazione dell’acqua con striscioni e bandiere dell’acqua.

E infine ai 26 milioni di cittadini/e di manifestare il proprio dissenso esponendo dal proprio balcone ,uno striscione con la scritta :”Giù le mani dall’acqua”!

In piedi , popolo dell’acqua!
Ce l’abbiamo fatta con il referendum, ce la faremo anche adesso !
E di nuovo la nostra bocca esploderà di gioia (Salmo,126)

Alex Zanotelli

Napoli, 13 gennaio 2012

No allo scippo dei referendum, 20mila firme all'appello del Forum

Appello - firma e condividi per difendere il servizio idrico pubblico e rendere effettiva la volontà popolare del referendum
Tra i firmatari Stefano Rodotà, Dario Fo, Don Gallo, Gino Strada e molti altri

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=181&Itemid=111



Quasi ventimila firme in poche ore sono state raccolte dal Forum Italiano dei movimenti per l'acqua a sostegno dell'appello in difesa deireferendum. Tra i firmatari personaggi del mondo della cultura, del diritto e dello spettacolo tra cui Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Franco Russo, Luca Nivarra, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Roberto Burdese, Domenico Finiguerra, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Maurizio Pallante, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Micola Cipolla, Ottavio Terranova.

L'appello, pubblicato su www.acquabenecomune.org, chiede al governo Monti di abbandonare la strada delle liberalizzazioni per quanto riguarda il servizio idrico. Con l'articolo 20 della bozza di decreto che verrà licenziato giovedì 19 gennaio dal Consiglio dei Ministri, infatti, si attaccano direttamente i risultati del referendum di giugno e la volontà di 26 milioni di cittadini. Si rendono impossibili le gestioni dirette degli enti locali attraverso enti di diritto pubblico quali le aziende speciali. Un attacco diretto alle esperienze come quella del Comune di Napoli per evitarne la proliferazione sul territorio nazionale.

“Il voto – si legge nell'appello - ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti. (…) Nessuna esigenza di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano”.

Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua metterà in campo, nei prossime giorni,una serie di iniziative dislocate su tutto il territorio nazionale per chiedere al Governo Monti di interrompere immediatamente la strada della privatizzazione del servizio idrico. Il Forum rinnova per l'ennesima volta la richiesta di un incontro immediato con il Primo Ministro Mario Monti.

A Borga - privatizzazione è con Dolomiti Energia

Egregio Direttore, leggo su L’Adige del 7 gennaio la seguente affermazione del consigliere provinciale del PdL Rodolfo Borga, presentatario anche di una proposta di legge provinciale sull’acqua: “che quella della presunta privatizzazione dell’acqua sia una bufala lo hanno chiaramente affermato anche esponenti non propriamente di secondo piano della sinistra, quali, tra gli altri, Tonini, Chiamparino, Renzi e Pietro Ichino, che, nel suo blog dice a chiare lettere che non esiste alcuna privatizzazione, atteso che non soltanto l’acqua e le relative reti restano di proprietà pubblica, ma non è messa neppure in discussione la natura pubblica del servizio”.

Se il consigliere Borga leggesse oltre che il blog di Ichino anche la rassegna stampa locale – almeno per le questioni sulle quali presenta proposte di legge – farebbe scoperte interessanti, del tutto contrarie alle sue affermazioni. Per esempio sullo stesso L’Adige, il 14 dicembre, nel servizio di Franco Gottardi a p. 22, avrebbe potuto leggere: “prima di procedere [all’affido del servizio acquedotto a qualunque altro soggetto diverso da Dolomiti Energia] bisogna che Palazzo Thun [cioè il Comune di Trento] torni in possesso della rete idrica, che è di proprietà di Dolomiti Energia”.

Traducendo, diciamo che le canne dell’acqua di Trento sono in completa proprietà della società mista Dolomiti Energia, e che se il comune di Trento decide di affidare a qualcun altro i servizi idrici deve prima riacquistarsi la rete, per la quale DE chiede 42 milioni. Nonostante la rete sia stata costruita a suo tempo dal comune, tramite la SIT, con i soldi dei contribuenti.

Lo stesso articolo, riferendo del dibattito al riguardo avvenuto in consiglio comunale, continua dicendo che: “l’errore storico secondo i consiglieri del Pdl - [quindi compagni di partito di Borga] - è stato quello di lasciare alla SIT, che nel 1985 era società al 100 % di proprietà comunale, il possesso della rete idrica. Poi la SIT si è unita ad ASM Rovereto dando vita a Trentino Servizi e più recentemente si è fusa con DE in cui sono presenti anche soci privati”.

Quindi adesso Trento se vuole cambiare gestore del servizio idrico deve sganciare 42 milioni per riacquistarsi la rete. Proprio “restata pubblica” questa rete eh? Prenda nota Borga, e lo faccia notare anche ad Ichino, Tonini ecc.

Roberto Antolini, di Nonsoloacqua (Rovereto)