Alcune tesi di politica di pace, emerse in una discussione elettorale, che credo valide ben al di là delle elezioni.

Consiglio di leggere queste riflessioni di Enrico Peyretti - pensatore su nonviolenza e storia - che vuole chiarire perchè il non-voto non aiuti la causa della 'verità'...
come cittadini responsabili abbiamo il dovere di non far cadere la democrazia in mani pericolose.

un saluto di pace, Andrea

LETTERA APERTA - Enrico Peyretti, 7 aprile 2008

1 - a me pare che il bipartitismo (che oggi si vuole imporre, anche senza il referendum Guzzetta) sia dannoso e non corrisponda alla realtà storica italiana, di fatto, che è più viva e ricca dei paesi a due partiti; poi certo occorre uno sbarramento alle aggregazioni con mire esclusivamente elettorali, mentre devono poter rappresentarsi quelle con una tradizione culturale e politica vivente, oppure corrispondenti a problemi nuovi (p. es. ecologia; economia della decrescita; incontro di civiltà; ...);


2 - in un parlamento a più posizioni, quindi più veramente rappresentativo, deve esserci la capacità di aggregarsi su singoli problemi anche senza partiti permanenti contrapposti sui massimi sistemi (questa tesi di di Simone Weil e M. Ostrogorski e altri, in verità non mi convince ancora del tutto, ma è molto importante esaminarla); se non c'è questa capacità, non c'è la politica; un popolo senza politica è in mano ai briganti;

3 - si deve votare sempre: votare il meno lontano, il meno dannoso, poi, se c'è, il migliore. Ma sempre si deve votare. Chi non vota, vota positivamente per chi vince, che può essere il peggiore;

4 - gli avversari hanno deciso di non accusare e denunciare il corsaro e falsario della politica italiana dell’ultimo quindicennio, teso unicamente agli affari privati in ufficio pubblico, a possedere per sé la cosa di tutti (res publica), e lo hanno deciso per guadagnare voti da quella parte. Così pensa il "politico-politico" (in senso riduttivo): il successo, la vittoria, prima della verità! ma a che serve vincere senza verità?

5 - non è vero (von Clausewitz) che la guerra prosegue la politica e la diplomazia: la guerra uccide l'una e l'altra, insieme alle vite umane e alle case che sono il riparo dei vivi: se io ti minaccio o ti sparo non sono più in rapporto umano con te: “o parola o pistola” è l’alternativa senza uscita della vita civile; democrazia parlamentare è solo quella che “parla” e rifiuta di sparare, solo quella che “ripudia la guerra”; la guerra - che è solo ammazzare e distruggere - è totalmente antiumana, senza ombra di giustificazione. Possiamo trovarci costretti temporaneamente a tollerarla, in certi casi maledetti, perché non diventi maggiore, in attesa del momento utile per farla cessare, ma senza mai smettere di condannarla, senza mai approvarla o farla.

(.... i punti arrivano fino a 17 ... ma questi sono i centrali)